Turismo e web: esperienza diretta in Wales

17 10 2009

Quando sono venuto a lavorare nel Regno Unito pensavo di lasciare un mondo (quello Italiano e Ligure nel particolare) arretrato in termini di relazioni tra turismo e web. Molte aziende turistiche, hotel in particolare, in Italia (e in Liguria, almeno per esperienza diretta) considerano ancora il web come un luogo dove essere presenti senza considerare però come essere presenti. Si limitano a costruire siti web qualcuno più carino con tanta animazione flash, altri meno carini, statici. Trovare un hotel che utilizzi i principi del web 2.0, che investa in questa direzione era, ahimé, cosa dura.

La cosa non è cambiata molto, nonostante sia ora in una nazione molto più aperta al web.
L’hotel per il quale lavoro è di proprietà di una famiglia, ma con una conduzione manageriale: i membri della famiglia sono nel consiglio di amministrazione, qualcuno di loro lavora nell’hotel come manager, ma per il resto tutto è mosso da un general manager esterno alla famiglia. La struttura organizzativa non differisce quindi molto da quella degli hotel che ho avuto modo di conoscere in Liguria (a parte per il modo di prendere decisioni, molto più aperto alla collaborazione di tutti i manager, rispetto ad un sistema unidirezionale come nella maggior parte delle azienda familiari italiane).
Ma parlare di web 2.0, di UGC, di social network è visto come uno spreco di tempo e risorse.
Ho trovato dei commenti online sull’hotel su siti di intermediari puri (non infomediari) e ho scoperto che né il general manager, né la responsabile del marketing (componente della famiglia) ne erano a conoscenza. Ma com’è possibile?
Una delle cose assurde è che perfino i membri della famiglia (per lo meno quelli che lavorano nell’hotel) hanno un account facebook, ma per loro il concetto di social network si ferma lì. Non ci sono link sul sito a nessun network di commenti di turisti, né delicious, né tripwolf, nessuno dei travel social network che potrebbero aiutare il turista (sia esso leisure o business) nella sua scelta (ovviamente avvicinandolo alla nostra struttura).
Da notare che questo hotel è anche l’unico 4 stelle della contea, una contea con un tasso di crescita economica tra i più elevati (almeno prima della crisi economica).
Percepire il web 2.0 come un rischio è stupido. Non collegando il sito a contenuti generati dall’utente non vuol dire che i contenuti non ci siano o non siano comunque facilmente raggiungibili. Il turista si informa prima di effettuare la sua scelta, anche se si tratta di una sola notte. Maggiore è la facilità a trovare commenti e maggiore sarà la propensione all’acquisto. I commenti on line devono essere gestiti come lo sono i commenti lasciati direttamente in hotel: uno spunto per migliorarsi e per stringere una maggiore relazione con il cliente. Molte aziende vorrebbero gestire il CRM in casa, di nascosto, senza considerare che ciò non è più possibile. Bisogna imparare a gestire la propria immagine usando la trasparenza.
Una delle paure maggiori è che i commenti possano essere generati da concorrenti con l’intenzione di rovinare il nome dell’azienda. E’ vero, potrebbe capitare. Ma non utilizzare i commenti come strumento di marketing non vuol dire far sparire i commenti, quelli continueranno ad esserci. Se ciò che fai lo fai bene, offri un servizio adeguato al prezzo richiesto e cerchi sempre di migliorarti, allora non c’è motivo di essere spaventati: aiutando i clienti soddisfatti a rilasciare commenti si controbilanceranno i commenti negativi, falsi o veri che siano (infondo ci sarà sempre qualcuno insoddisfatto, l’obiettivo è minimizzarne il numero).

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