Different approaches to web marketing: visiting York

28 09 2010

This summer we went to York for two days (one night). Looking for a nice but cheap accommodation in the city centre we found a nice Hostel – The Fort Boutique. It was open from just three weeks, but there was a good amount of information on the web: facebook, twitter and a blog. It had especially a good rating on hostelworld and travellerspoint with many reviews. They’ve started their web marketing before it was open, starting from Twitter and Facebook accounts and posting pictures of the work in progress.
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When we arrived we had to go at Kennedy’s bar, just beside the Hostel, to check in and drop the baggage (only a small one, but still..). The Hostel was very nice, still with some works on the way to be finished, but the welcome was warm from the Duty Manager, the cleanliness was perfect, the environment gave an idea of youngness and we were very happy. Until the night (!). The problem wasn’t what we were expecting (noise coming from the road –  as other comments reported online), but the bathroom in the room didn’t have a door (yet) but only a curtain and the fan in it was on for 1 hour after you’d switched off the light. Of course the first thing we thought was that, being the room an “artistic room” probably the artist arranged the toilet to be like that. But that wouldn’t explain how I could have scratched my hand on a sharp tile by the door frame. So definitely a door was in plan to be put there. Too much hurry in opening before the York Races going on that very week-end and the Hostel wasn’t finished.

Definitely the web marketing strategy the Hostel had was paying back. It was fully booked and had (and has) an excellent rating online. The blog is updated at least once a month (answering customer questions and complaints) and the facebook page at least every ten days (not much though).

To find something to eat for dinner that night hasn’t been very easy. Every nice restaurant we had advised on the guide (and checked online) was fully booked or with a table at 6 pm (too early for us) or by the toilet door (not a very nice place where to eat: I wonder why you place a table there!). But, while walking in the city center, we came across a nice looking restaurant Kuja Lounge. It didn’t look expensive and seemed to have a nice choice on the evening menu.

Problem: we couldn’t find any information about it online. Not even the official website was  coming up on Google.  Time was running low (around 5 pm – late to book a table in UK) so we decided to take the chance and book a table for two at 8.30. When the owner (or the manager, I don’t know) opened the restaurant diary it was pretty much empty. We were scared for sure. If a restaurant is good, in a week-end where York has about half a million visitors you expect it to be full. But we were wrong.

Kuja Lounge is a very nice restaurant where very good food is served and attention to details and to the customer are given. There were about 8 tables in when we arrived including a table of 10 people (noisy) and there were 1 bar tender and 3 waiting on staffs. We had to wait some minute before they could have taken the order but the waitresses were always kind and apologizing for the delay. Water came even before we could have ordered it, just to give us something for the waiting time (10-15 minutes… nothing!). We really enjoyed the evening.

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Kuja doesn’t have a web marketing strategy and we decided to go there only because more popular restaurants (online and on the touristic guide) were too busy. It definitely has a good product and is in a very central position (even if a bit hidden). But its positioning online is poor and that affects the business. In the long-term I’m sure that the word of mouth will do. But how many customers has it lost during the years that it will take? When we went to Kuja it was open from just 3 months. But the hostel web strategy proved us that the customer relation is built even before you open.





Turismo e web: esperienza diretta in Wales

17 10 2009

Quando sono venuto a lavorare nel Regno Unito pensavo di lasciare un mondo (quello Italiano e Ligure nel particolare) arretrato in termini di relazioni tra turismo e web. Molte aziende turistiche, hotel in particolare, in Italia (e in Liguria, almeno per esperienza diretta) considerano ancora il web come un luogo dove essere presenti senza considerare però come essere presenti. Si limitano a costruire siti web qualcuno più carino con tanta animazione flash, altri meno carini, statici. Trovare un hotel che utilizzi i principi del web 2.0, che investa in questa direzione era, ahimé, cosa dura.

La cosa non è cambiata molto, nonostante sia ora in una nazione molto più aperta al web.
L’hotel per il quale lavoro è di proprietà di una famiglia, ma con una conduzione manageriale: i membri della famiglia sono nel consiglio di amministrazione, qualcuno di loro lavora nell’hotel come manager, ma per il resto tutto è mosso da un general manager esterno alla famiglia. La struttura organizzativa non differisce quindi molto da quella degli hotel che ho avuto modo di conoscere in Liguria (a parte per il modo di prendere decisioni, molto più aperto alla collaborazione di tutti i manager, rispetto ad un sistema unidirezionale come nella maggior parte delle azienda familiari italiane).
Ma parlare di web 2.0, di UGC, di social network è visto come uno spreco di tempo e risorse.
Ho trovato dei commenti online sull’hotel su siti di intermediari puri (non infomediari) e ho scoperto che né il general manager, né la responsabile del marketing (componente della famiglia) ne erano a conoscenza. Ma com’è possibile?
Una delle cose assurde è che perfino i membri della famiglia (per lo meno quelli che lavorano nell’hotel) hanno un account facebook, ma per loro il concetto di social network si ferma lì. Non ci sono link sul sito a nessun network di commenti di turisti, né delicious, né tripwolf, nessuno dei travel social network che potrebbero aiutare il turista (sia esso leisure o business) nella sua scelta (ovviamente avvicinandolo alla nostra struttura).
Da notare che questo hotel è anche l’unico 4 stelle della contea, una contea con un tasso di crescita economica tra i più elevati (almeno prima della crisi economica).
Percepire il web 2.0 come un rischio è stupido. Non collegando il sito a contenuti generati dall’utente non vuol dire che i contenuti non ci siano o non siano comunque facilmente raggiungibili. Il turista si informa prima di effettuare la sua scelta, anche se si tratta di una sola notte. Maggiore è la facilità a trovare commenti e maggiore sarà la propensione all’acquisto. I commenti on line devono essere gestiti come lo sono i commenti lasciati direttamente in hotel: uno spunto per migliorarsi e per stringere una maggiore relazione con il cliente. Molte aziende vorrebbero gestire il CRM in casa, di nascosto, senza considerare che ciò non è più possibile. Bisogna imparare a gestire la propria immagine usando la trasparenza.
Una delle paure maggiori è che i commenti possano essere generati da concorrenti con l’intenzione di rovinare il nome dell’azienda. E’ vero, potrebbe capitare. Ma non utilizzare i commenti come strumento di marketing non vuol dire far sparire i commenti, quelli continueranno ad esserci. Se ciò che fai lo fai bene, offri un servizio adeguato al prezzo richiesto e cerchi sempre di migliorarti, allora non c’è motivo di essere spaventati: aiutando i clienti soddisfatti a rilasciare commenti si controbilanceranno i commenti negativi, falsi o veri che siano (infondo ci sarà sempre qualcuno insoddisfatto, l’obiettivo è minimizzarne il numero).





web marketing alla francese

25 02 2009

Dal corriere: “La città di Eu pensa di cambiare il nome Su Internet nessuno la trova. I motori di ricerca elencano decine di pagine che fanno riferimento all’Unione europea.”
Cambiare il campanilismo Francese è impresa ardua, ma se davvero la motivazione è prettamente il web marketing, allora tanto di cappello e in bocca al lupo!!!





Italia.it o no? L’esperienza Britannica di Visitbritain

19 02 2009

Leggevo su Roberta Milano della domanda continua sulla necessità o meno del portale turistico Italiano. Roberta sostiene che effettivamente ci sia uno spreco di risorse (finanziarie in primis) nel promuovere ogni regione singolarmente, oltre che uno spreco di “informazioni”: dire Italia o dire Liguria, all’estero, è molto diverso.
Qualche tempo fa avevo parlato del portale di promozione turistica Britannico (visitbritain), dei suoi pregi e dei suoi difetti (qui invece qualche vecchio post su Italia.it). Non avevo notato al tempo, anche perchè non conoscevo la realtà britannica, della forte differenza tra le macro regioni al suo interno (wales, england, scotland e north Ireland), della concorrenza che si fanno (anche sul piano turistico) e delle rivalità che pervadono i loro rapporti (soprattutto nei confronti degli Inglesi).
Ovviamente su Visitbritain una grande visibilità è lasciata alla capitale Londra, penso soprattutto per il numero di visite annue che registra (e che registrerà quest’anno, grazie soprattutto allo scarso valore della sterlina: bell’anno per decidere di andare a lavorare in Wales!!), ma non è “Londoncentrico” come la Francia per Parigi.
Sul portale, dove la mainpage è molto corta per non essere dispersiva ma sufficientemente piena delle informazioni per una ricerca approfondita, ci sono anche i link ai portali delle 4 macroregioni più “il meglio di Londra”, lo” Yorkshire” e “visit london” (anche qui una predominanza.. continuo a sperare non casuale).
Le pagine delle varie aree sono costruite con la stessa architettura, per non disorientare il turista che cerca informazioni e per uniformità dell’offerta.
Girando su VisitWales ho trovato anche una sezione dedicata ai professionisti del turismo dove frequentare un corso online sul Wales, per imparare a venderlo ai propri clienti (io inizio a frequentarlo, tra l’altro essendo sul campo..).
Tirando le somme, ritengo nuovamente utile prendere VisitBritain come punto di riferimento per la piattaforma di Italia.it: l’autonomia delle varie regioni è garantita, pur in un’ottica di promozione unificata con un’occhio al mercato (Londra è e rimane, una delle maggiori attrazioni del Regno Unito, pur con l’HomeComing Scotland 2009…).





MotoTurismo: Liguria da esplorare

11 07 2008
L’ultima gita fatta in moto (l’ultima per la mia povera piccina picchiata dura da un Cayenne) è del 28 giugno. Appuntamento nella prima piazzola di sosta autostradale dopo il casello di Savona sull’A10, direzione Ventimiglia, “On The Run”, alle 14.30 si punta verso l’uscita di Arma di Taggia. Il sole picchiava parecchio ed i motori si scaldavano facilmente, per non parlare delle gomme che quindi davano il massimo. Ad Arma puntiamo verso i monti, in direzione Badalucco, lungo una strada non pulitissima nè molto larga, ma piacevole da fare a velocità moderata per i continui cambi di direzione, seguendo l’andamento del torrente Argentina. Oltrepassato Badalucco, si punto per Triora, il paese delle streghe. La strada sale in su fino a mostrare tutta la valle sottostante, uno scenario difficile da dimenticare.
A Triora sosta in un bar per ristorarsi e reintegrare liquidi (che sudata).
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Fatta qualche foto alle moto si parte seguendo direzione Monesi (24km indicati).
Dopo qualche chilometro di curve strette in salita l’asfalto si ferma per lasciar posto ad un leggero sterrato. Per niente intimoriti abbiamo proseguito la nostra salita in piedi sulle pedaline, spostando il peso da una parte all’altra, passando da quello sterratino leggero ad una strada fatta di massi, stando ben attenti alle pietre più appuntite che ti costringevano a passare a ridosso del precipizio. CHE ADRENALINA! Altra sosta, altre foto.

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Il morale alto, nonostante non avessimo idea di quanto sarebbe durato lo sterrato, né fin dove ci avrebbe portato la strada. Ma poco importava: se ce l’avessimo fatta nulla più ci avrebbe fermato. Ed il paesaggio che avevamo di fronte era davvero impagabile. Si udivano le aquile, si vedevano i pettirossi, sotto di noi la valle mostrava le sue bellezze. Arrivati in vetta, un tunnel che consentiva di passare dalla Valle Argentina al Colle di Nava. Foto d’obbligo: quota 1.795 metri s.l.m.

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Inizia la discesa (non troppo facile per il cambio di fondo stradale, diventato ghiaioso) e dopo pochi chilometri ecco l’atteso asfalto. Sosta sul Colle di San Bartolomeo per un caffè e bicchiere d’acqua e discesa fino a Nava. Gambe stremate, ma cuori pieni, abbiamo puntato verso Ormea-Garessio. Da lì a Ceva, ma oramai il più era stato fatto. La strada è per lo più rettilinea e larga (grazie a dio.. non so se le mie gambe avrebbero retto altre curve!) e per rivedere un po’ di curve bisogna aspettare la salita per Montezemolo e la discesa verso Carcare. Cadibona in discesa.. e giro terminato!

Alcune considerazioni: bellissimo lo scenario, la strada che abbiamo fatto fa parte dell’Alta Via dei Monti Liguri, ricca infatti di segnaletica per escursionisti. Abbiamo ad un certo punto avuto paura che fosse vietata alle moto, invece così non era, essendo segnata come strada percorribile (ed essendo ben visibili segni di pneumatici di fuoristrada); incredibile che non fosse scritto da nessuna parte che il tratto Triora-Monesi fosse per la maggior parte in sterrato, nè sulle cartine, nè nelle indicazioni stradali; da migliorare la segnaletica lungo il percorso dell’AV. Non si capiva minimamente di dove ci sitrovasse. le cartine presenti lungo il tragitto raffiguravano soltanto le vette circostanti, senza indicare, dunque, la strada intrapresa dove portasse al di fuori dell’AV. Troppo facile perdersi! (e che a noi capita spessissimo!)





Aeroporti: Pontecagnano-Albenga?

16 05 2008
Come dicevo alla fine del post sul mio viaggio in Campania, su un manifesto del Comune di Bellizzi si rendeva noto ai cittadini della prossima apertura dell’aeroporto di Salerno-Pontecagnano, confinante proprio con il comune di Bellizzi (uno dei manifesti era questo), e si richiedeva quindi uno sforzo della popolazione poichè erano stimati 250 mila arrivi annui nello scalo (spero di non sbagliarmi sul numero, ma mi era rimasto impresso in quantono nparticolarmente basso). Ovviamente la popolazione ha ben accolto la richiesta di sforzo e, cosa che ho trovato piacevole, molti sapevano di questo manifesto (a Savona non si sa nemmeno chi è il proprio vicino di casa ancora un po’…). Ovviamente sono rimasto stupito per il numero di passeggeri previsti, soprattutto dopo aver visto il fallimento dell’Aeroporto di Albenga, e mi son detto: magari hanno dei forti contratti commerciali da far concorrenza a Capodichino. La situazione mobilità in quelle zone è molto simile a quella ligure. Si può arrivare facilmente nel capoluogo, ma poi per spostarsi nelle aree periferiche si perdono delle giornate intere: quindi può essere utile un aeroporto fuori dal nodo napoletano (dove le isocrone sono talmente ravvicinate da sembrare un tutt’uno!).
Iniziata la ricerca trovo questo comunicato sul sito dell’Aeroporto di Salerno, dove si chiede alle compagnie interessate di farsi sentire, perchè ora l’aeroporto è terminato e pronto all’uso. Incredulo per il tipo di comunicazione continuo la ricerca, finchè non trovo questo articolo di pochi giorni fa su denaro.it, sul quale si riporta di un probabile accordo commerciale per colleggare Albenga a Pontecagnano, via Roma. Che SCOOP! mai avrei immaginato di poter parlare del Panero ancora. Ovviamente spero che l’accordo vada in porto, sia per la Liguria, che per la provincia di Salerno. Ma ne deduco quindi che la stima era basata sul nulla….




Riviera di Levante: intermediazione alberghiera impossibile

7 04 2008

Ieri pomeriggio, durante il mio turno in agenzia di viaggi, è arrivata una giovane coppia che cercava un albergo per un paio di notti durante il ponte del 2 giugno a Sestri Levante (GE). Sapevo che la ricerca non sarebbe stata facile, perchè quando si parla di cercare alberghi in Italia ci si trova sempre di fronte ad hotel costosissimi, quasi nessuno con conferma immediata, ma solo sui richiesta con risposta entro 48h, a parte qualche rara eccezione su Firenze, Roma e Napoli (Milano non la ricerco quasi mai). Ma dal difficile all’impossibile davvero non me lo aspettavo.
I principali Tour Operator per la prenotazione di solo soggiorni, sia in Italia che all’estero, con i quali la nostra agenzia lavora sono: Boscolotour, Alpitour (tutto il gruppo, quindi compresi francorosso, viaggidea, karambola, volando e villaggi bravo) e Albatravel, meno famoso degli altri due, senza la possibilità di abbinare il volo, ma con un’ottima descrizione delle strutture e maggior precisione, rispetto agli altri due, sulla collocazione delle strutture (in alcuni casi Boscolo considera “centro” per alcune capitali europee, il centro di paesi a 30 km dalla destinazione selezionata: per esempio Barcellona-Lloret de Mar!).
Su questi primi tre solo un hotel è comparso, proprio a Sestri Levante, su Alpitour, ma con un costo di 380€ per due sole notti. Ho allora ampliato la ricerca ad altri motori di T.O.: Transhotel, Octopustravel, Eurotravel (anche se su quest’ultimo immaginavo di non trovare nulla in quanto pone minimo tre notti), Imperatore Travel (anche su questo non avevo molta fiducia in quanto specialista nel sud Italia). NIENTE!!
L’unico hotel comparso miracolosamente su Transhotel è stato un hotel a Lavagna (1 solo), non ad un prezzo esagerato, ma pur sempre unica soluzione. Impostando la ricerca su “Cinque terre”, sempre su Transhotel, compariva un messaggio indicante di telefonare al booking durante l’orario d’ufficio per aver maggiori informazioni.

Insomma, non mi è stato possibile vendere un hotel a Sestri Levante.
Non è tanto per la brutta figura fatta con il cliente per l’impossibilità di trovargli una sistemazione, ma quello che più mi infastidisce è che lo stesso mio problema lo hanno anche altre agenzie di viaggi in tutto il nord Italia, con conseguente perdita di clientela.
Qualche tempo fa sentivo alcuni albergatori che dicevano di non appoggiarsi a tour operator convenzionali perchè chiedono troppo di commissione (diciamo tra il 10 ed il 15%), ma preferivano i tour operator online (come initalia) che chiedono una commissione più bassa (certamente favoriti da una minor incidenza di costi fissi).
Una considerazione forse troppo semplicistica ma che mi sembra valida:
a) in liguria ci lamentiamo per l’eccessivo turismo “mordi e fuggi“, dato che i turisti vengono e non si fermano se non per tre o quattro giorni;
b) i turisti che prenotano on line tendenzialmente non effettuano soggiorni lunghi, ma preferiscono per questi ultimi rivolgersi ancora presso le AdV (sull’argomento vedasi qui e qui, e qui per le crociere);
Probabilmente gli albergatori liguri si stanno dando la zappa sui piedi abbandonando i Tour Operator convenzionali troppo presto per poter compensare la perdita con le prenotazioni on-line dei clienti (sia intermediate che dirette).