risposta

5 10 2007
Non capisco come mai esprimere la propria opinione sia considerato così male. Ho scritto all’interessato dell’articolo che non ce l’avevo con lui in particolare ma con un fenomeno che, a mio dire, può danneggiare la formazione universitaria. Ma, evidentemente, esprimere la propria opinione sembra sbagliato: tutti dovremmo tacere e andare avanti come bestie, senza riflettere, senza porci delle domande e cercare delle risposte.
Io ho piacere di scrivere ciò che penso perchè sono convinto che condividere i propri pensieri sia accrescitivo. Mi va bene essere criticato per quello che ho scritto, ma non accetto di essere criticato perchè ho scritto, oltretutto senza far nomi! Avessi detto “tizio e caio secondo me sono dei coglioni perchè…” allora avreste tutti ragione (o quasi) di incazzarvi, ma così, per aver solo esposto i miei pensieri, per aver detto che secondo me c’è un problema, allora avete proprio torto.
A dire il vero, anch’io frequento persone che conosco da anni, e frequento anche non universitari, non mi sembra di aver detto il contrario. E di amici ne ho davvero, forse proprio perchè non mi sono mai risparmiato di dire ciò che penso, ma soprattutto perchè lascio che anche loro dicano ciò che pensano: proprio ieri brindavamo alla diversità che ci caratterizza e che ci rende più amici. Ed è forse grazie a loro, che gli insulti che mi rivolgete non mi fanno nè caldo nè freddo.
Comunque, un venerdì ogni due esce una pagina dedicata al campus su LA STAMPA. Scrivete una vostra risposta lì. Magari senza insulti, giacchè un po’ di educazione non fa mai male. La libertà di espressione e di pensiero, in fondo, è proprio questa.
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università o ancora superiori?

26 09 2007

La settimana scorsa in una piccola birreria Savonese vicino al Priamar, ho incontrato un ragazzo che mi è stato presentato da un amico comune come uno studente del Campus. Sinceramente non l’avevo mai visto, ma non si può pretendere di conoscere ogni persona che qui studia, anche se si organizzano feste da alcuni anni e se si vive all’interno delle mura. A parte qualche sproloquio causato da una birra di troppo (addirittura è riuscito a sbagliare ilnomedel proprio corso di studi) questo ragazzo mi ha detto di essere iscritto al secondo anno di laurea triennale, di aver passato molti esami quasi senza studiare e di non frequentare il campus se non per le lezioni. Fin qui potrebbe essere ancora tutto normale, dato che ci sono molti ragazzi savonesi che non frequentano la vita del campus, ma continuano con la vita fatta fino al giorno prima di iscriversi all’università, con gli stessi giri, gli stessi amici, gli stessi ritrovi. Ma l’anomalia sta nel fatto che il ragazzo in questione, parlando, non diceva le parole “Campus” o “Università”, ma diceva “SCUOLA”!
Inizialmente ho pensato “si è sbagliato, è sabato sera, è tardi, capita di sbagliare parole“, ma, ahinoi, di errore proprio non si trattava. Continuando a conversare mi sono reso conto (cosa che ha confermato dopo una mia domanda diretta) che per lui era come se l’università fosse una prosecuzione degli studi superiori, un luogo dove arrivare 30 secondi prima dell’ingresso del docente, sedersi ad un banco, fare conversazione con qualche amico che si era portato dietro negli anni (probabilmente compagni di banco dall’asilo se non dal reparto di neonatologia), farsi beffa dei docenti, andare a lezione perchè si deve non perchè sia utile, una volta terminate le lezioni correre alla macchina e sfrecciare via da quel luogo che niente di bello potrebbe portargli (sempre parlando secondo le sue convinzioni), proprio come un bambino scapperebbe da una stanza dove stanno spegnendo le luci per paura di rimanere al buio.
Il ragazzo in questione non frequenta universitari che non siano del suo corso, o classe, come la definirebbe lui, nè che non siano di Savona (le amicizie a distanza non funzionano, si sa), dopo un anno intero al Campus non sa chi siano i rappresentanti degli studenti, nè quanti e quali corsi di laurea ci siano all’interno del Campus. Per lui del Campus Leginese esiste solo la sua “classe”, il corridoio dove và a lezione, il parcheggio dove lascia la macchina, il bar dove fa colazione (non penso che abbia notato le copie de “LA STAMPA” proprio affianco alle brioches, perchè dietro diretta domanda se sapesse che veniva distribuito il quotidiano al Campus non ha proferito parola).
Se continuo a chiamarlo ragazzo e non studente è perchè di studente universitario, proprio non ha nulla: non ha capito l’importanza del Fattore C (che qui sta per Campus, s’intende), non è riuscito nel distacco dalla scuola dell’obbligo, per lui l’università è un obbligo e, in quanto obbligo, ha scelto la più vicina a casa, scegliendo tra i cinque corsi presenti quallo che gli sembrasse un po’ più interessante, per non annoiarsi troppo; questo ragazzo non ha capito quanto possa essere bello uscire dal giardino di casa e scoprire un mondo diverso da lui, quanto possa essere vantaggioso per la sua crescita formativa e personale frequantare persone che non abbiano esattamente i suoi stessi interessi, ma che coltivino sogni e esperienze diverse. Questo ragazzo non ha capito che vuol dire essere studenti universitari.