Spazzatura e marketing

11 01 2008
Colgo il post di Roberta come spunto per una riflessione che già avevo fatto due anni addietro su un articolo pubblicato sul giornalino del Campus di Savona, scritto dopo un soggiorno, breve ma pur scioccante, a Salerno.
Il mio viaggio cadeva proprio nel dopo Bertolaso, quando la “normalità” non si era ancora ristabilita. Sono successivamente ritornato a Salerno, prioprio questa estate e ho notato delle differenze: la situazione sembrava migliorata, ma in verità era solo un temporaneo stato di quiescenza. Non c’erano le montagnole di rifiuti lungo la strada marittima, non c’eano questi grossi campi vicino al mare pieni di sacchi di immondizia o di frigoriferi distrutti, reti portamarterassi, tavoli e sedie di ferro. Ma questo solo lungo la litoranea. Circa due chilometri più nell’entroterra, prima ancora del lambire delle colline, ecco le discariche abusive. Non dobbiamo però pensare alla discarica abusiva come un posto dove arrivano camion di notte a scaricare rifiuti: è la popolazione residente nei pressi dell’area (magari non proprio quella nelle immediate adiacenze, ma poco più in là) che la sera all’imbrunire (circa le 21 in estate) esce di casa con il proprio sacchetto indifferenziato, attraversa la strada e lo getta, senza tante preoccupazioni di non farsi vedere, sulla collinetta che di giorno in giorno diventa più alta. E’ inutile poi cercare di non far riaprire una discarica “regolamentare” quando si creano, autonomamente, più discariche a cielo aperto. Non scendo nella critica sul fatto di spostare immondizia da una regione all’altra, non mi sembra qui la sede.
Della questione campana ne stanno parlando in tutta Europa (a dire il vero parlavano dell’Italia già prima, causa Sarkò-Bruni), e questo fa mailissimo ad un paese come il nostro che ha una fama di qualità dal punto vista dei prodotti agroalimentari. Quale sarà l’effetto di un accostamento mentale nel turista tra prodotti tipici tanto rinomati come mozzarella (già colpita dalla scandalo sugli ormoni alle bufale), pasta, pomodori in conserve, olio e altri? Come si può difendere il nostro brand MadeInItaly da attacchi esterni (come cioccolato di qualche anno fa o il problema pizza/forno a legna) o da cloni quando non riusciamo a difendere l’immagine di qualità che rappresentiamo oramai da anni?
Non è solo l’incoming turistico in Campania, certamente problema grave per una zona paesaggisticamente di valore elevato, che risentirà del problema rifiuti, ma l’immagine di gran parte dei nostri prodotti. Ed è proprio quest’immagine che, in una spirale continua, contribuisce ad aumentare le aspettative di un soggiorno in Italia, elevando il valore della nostra terra, ancora fertile per il movimento turistico, ma che mal riusciamo a far fruttare!