Dal produttore al consumatore: reale beneficio?

8 01 2008
Proprio oggi guardavo il telegiornale ed i produttori di arance siciliani lamentavano che il prezzo al consumo dei prodotti ortofrutticoli che li riguardano è salito per colpa non loro, ma dei passaggi troppo lunghi tra la produzione ed il consumatore. Sono anni che lo sento dire ed in linea di massima non mi sono mai soffermato a pensare se ciò fosse veritiero e se non ci fossero altre facce della medaglia, limitandomi a constatare che, se da una stessa mela (o arancia in questo caso) ci devono guadagnare in cinque invece che uno solo, il prezzo per il consumatore non potrà che essere più alto. Ma stamani il mio senso critico doveva essere più alto del solito e, da buon bastian contrario come mamma mi ha fatto, ho provato a contraddire tale affermazione: risultato? Mi sono sorti una valanga di dubbi nella testa!!
Inizio a enumerarli:
  1. L’azienda che cerca di giungere direttamente al cliente supporta molti costi in più, soprattutto all’inizio dovendosi o dotare di un parco mezzi per il trasporto diretto o anche dando in outsourcing il trasporto, oltre al costo di uno studio logistico svolto da professionisti: siamo sicuri che le economie di scala che potrebbe raggiungere gli consentirebbero di abbattere i costi fissi e mantenere un prezzo del prodotto concorrenziale senza fallire?
  2. Si parla spesso di ridistribuzione del reddito e di occupazione: non potrebbe essere la presenza di più aziende lungo il canale distributivo un metodo di redistribuzione del reddito e di creazione di occupazione?
  3. Ultimamente è capitato che, nei canali lunghi, dato l’aumento del prezzo di un componente fondamentale nella produzione di un bene, il prezzo del bene stesso sia aumentato in modo meno che proporzionale o addirittura sia rimasto invariato. Questo è stato dovuto al fatto che chi costituisce la parte terminale della catena distributiva prima del consumatore ha assorbito l’aumento riducendo il proprio margine di guadagno. Chi fa fatto questo probabilmente l’ha fatto perchè riteneva l’aumento un’oscillazione momentanea del mercato, e quindi ha preferito non rischiare di creare invenduto (vedasi la teoria del surplus del consumatore). In questo caso, dunque, la maggior lunghezza del canale distributivo ha funzionato da ammortizzatore del prezzo: può essere questo un fattore positivo nella maggior intermediazione?

Se qualcuno volesse delucidarmi sarei ben contento.. effettivamente dopo quattro anni un po’ della mia economia politica potrei averla smarrita.